Sara Albanese risponde alle mie curiosità sul suo ultimo romanzo: "Triskelion", un fantasy in cerca d'autore uscito il 7 dicembre per Calibano editore!

La scorsa settimana, in occasione dell'uscita del fantasy Triskelion di Sara Albanese, edito da Calibano editore, marchio del gruppo Prospero Editore, che ho avuto il piacere di leggere in anteprima, ho pubblicato la mia entusiastica recensione di questo romanzo, che ha suscitato in me moltissime riflessioni. Durante la lettura mi ero appuntata diverse domande da fare all'autrice, che le ha accolte con gioia, rispondendo con cura e interesse ad ogni quesito.

Buonsera Sara, come ho già avuto modo di comunicarti, il tuo romanzo mi è davvero molto piaciuto e l'ho divorato tutto d'un fiato. Da cosa è nato il desiderio di scriverlo? Era nel cassetto da tempo oppure è frutto di un'ispirazione recente, dovuta ai tuoi studi?

Questo romanzo nasce decisamente da un'ispirazione inaspettata e del tutto spontanea! Questa storia è entrata nella mia vita tramite immagini, suggestioni, frammenti di trama che mi hanno "rincorso" fino a quando non ho deciso di fermarmi ad ascoltare. E' stata un'esperienza abbastanza nuova per me, dato che le trame dei miei scritti precedenti nascevano naturalmente da un'esigenza comunicativa ma sono state più complicate da sostenere ed organizzare, mentre in questo caso la vicenda mi ha scelto per essere narrata e credo sia un privilegio unico per un autore. Il fondamento stesso del racconto poggia su radici che mi appartengono da sempre, sia come lettrice ed estimatrice del Ciclo Arturiano che come insegnante, ma mai mi sarei aspettata di essere "invitata" a compiere questo viaggio dai miei stessi personaggi!

Nel libro descrivi molto bene i luoghi di cui parli. Mi riferisco alla Cittadella e al Palazzo di King Arthur in modo particolare. Ti sei ispirata a qualche illustrazione o hai preso spunto da qualche opera letteraria per dar vita alle tue ambientazioni?

Ho preso ispirazione da molti scritti ed anche da molti adattamenti cinematografici, ma il testo di riferimento per noi appassionati del ciclo bretone resta sempre Historia Regum Britannae, lo scritto in latino di Geoffrey of Monmouth del 1136. Inoltre la mia passione per i luoghi, le ambientazioni, le terre che ho visitato, amato e sentito nelle vene per tanti anni mi ha reso del tutto naturale calarmi in un contesto che diventa credibile proprio perchè l'aspetto leggendario si inserisce nel realismo dell'esperienza. Ciò che emerge da una narrazione che spero essere efficace è solo la punta di un iceberg di ricerca e di amore per il dettaglio, poichè ritengo che siano proprio i dettagli a fare la differenza, non solo in termini di credibilità ma anche di coinvolgimento. L'aspetto tipico del Palazzo e dei luoghi caratteristici della leggenda risulta essere un punto di contatto tra i mille testi letti, le impressioni del luogo, la cinematografia, perfino il modo televisivo che in modo più o meno ingenuo ha descritto più volte questi ambienti, prendendo in prestito a volte anche un'architettura meno sassone e severa per appoggiarsi ad un'immagine più levigata come quella dei castelli francesi. Io credo di aver fuso nella mia mente questi aspetti, fino a generare dentro di me luoghi originali nella descrizione: la Tavola Rotonda, ad esempio, mi è letteralmente comparsa davanti agli occhi mentre scrivevo al computer. Spero che i miei lettori possano vivere a loro volta questa scoperta come se fossero dietro ad una telecamera di cui mi sono fatta regista tra le suggestioni che tutti abbiamo nel nostro immaginario.

La protagonista di "Triskelion" è una stalliera dai capelli rossi. Poiché so che anche tu hai una chioma color del fuoco, ami i cavalli e sei una splendida cavallerizza, mi chiedevo: Ti riconosci in Albray?

Per la prima volta da quando ho iniziato a scrivere, posso finalmente affermare con entusiasmo e fierezza che sì, mi riconosco molto in Albray! Mi sono stati fatti calzare a forza molti personaggi dei miei scritti precedenti solo per una certa somiglianza in alcuni tratti biografici, ma ho sempre chiesto ai miei lettori di non cercare l'identikit di un autore nel suoi protagonisti perchè si rischia di perdere il senso stesso della storia. In questo caso invece posso affermare che ci sia moltissimo di Albray dentro di me, sotto tanti punti di vista. I capelli "color del fuoco" sono sicuramente uno dei punti in comune tra noi, specialmente data la simbologia che lo stesso fuoco rappresenta all'interno del romanzo. L'importanza del cavallo è un altro aspetto centrale nella mia vita, poichè queste creature sono per me compagni irrinunciabili ed al tempo stesso specchi della nostra umanità in continuo divenire. Molti aspetti del percorso di Albray, dei suoi conflitti interiori, della sua difficoltà ad accettare alcuni aspetti di se stessa e della vita, della sua risolutezza nel perseguire ugualmente la ricerca di un equilibrio nell'accettazione dei contrasti, sono sicuramente centrali nella mia stessa vita.

Le figure femminili nel romanzo hanno un ruolo cardine, nel bene e nel male. La protagonista è una giovane donna estremamente coraggiosa e determinata, che si mostra nella sua verità, anche quando questo significa esporsi al pericolo. La trovo un personaggio davvero magnetico e ben riuscito. Chi potrebbe incarnarla ai nostri giorni? E come definiresti la femminilità oggi?

Ti ringrazio molto per il tuo apprezzamento su Albray: è un personaggio che amo profondamente nelle sue fragilità e nei suoi punti di forza, nella sua ingenuità e nella sua complessità, nella paura e nel coraggio, nel tormento e nell'accettazione. Il sentimento gioca un ruolo cardine in lei, ma non si esaurisce in una affettività scontata e stereotipatamente femminile, bensì in una ricerca di sentimenti universali, profondi, inabissati in ciascuno di noi. Credo sia molto difficile identificarla con un personaggio odierno poichè la femminilità di oggi penso stia faticando a trovare una mediazione tra la cifra più carismatica o dominante da un lato e l'aspetto umanamente tenero o guaritore dall'altro. Sembra che nella nostra società si debba fare una scelta univoca tra essere donne forti ed essere semplicemente donne. Il perfetto equilibrio è difficile da perseguire senza dubbio, ma sarebbe utile trovare più duttilità nel cercare una reale emancipazione e non una mascolinizzazione. Potrei dire che Albray sia vicina ad una Cristoforetti dell'anima, del sentimento e della giustizia sociale. Pronta ad esplorare, spingersi oltre il limite non per sfida o per desiderio di primeggiare ma per un autentico desiderio di scoperta di mondi nuovi da testimoniare con umiltà ma anche con coraggio.

Il tuo libro è costellato di riflessioni sulla natura del potere, su quanto la regalità non possa essere disgiunta dall'umanità, dalla comprensione verso l'altro e dalla tensione verso il bene e la realizzazione delle virtù i cui nomi sono intarsiati sulla Tavola Rotonda. Questo tema ti sta particolarmente a cuore?

Questo è sicuramente un tema che mi sta profondamente a cuore. Vorrei che si potesse intendere la regalità non come mero potere politico, bensì come ruolo di riferimento a livello umano, intellettuale e sociale. Credo che oggi, proprio come ai tempi in cui il Ciclo Bretone nacque come Poema Cavalleresco, il nostro mondo sia alla ricerca di punti di riferimento illuminati che siano dotati di carisma, conoscenza, autorevolezza ed umanità. Viviamo in una società in cui il nostro domani è deciso da figure simili ad ologrammi e chiunque sia in grado di maneggiare i mezzi di comunicazione si senta in diritto di "fare opinione". In verità, ritengo che le parole siano esse stesse azioni e vadano maneggiate con cura, così come l'opinione pubblica e l'ingenuità delle masse che sembrano più vulnerabili e plagiabili che mai. Inoltre ritengo che la posizione di potere in Triskelion non sia solo ricoperta dal leader politico e militare, King Arthur, ma anche dal suo amico fraterno e consigliere Merlin, lo Stregone di corte. Credo che questi due aspetti, quello più immanente e quello metafisico, quello razionale e quello trascendente, quello prettamente umano e quello più spirituale (in senso lato naturalmente), possano veramente costituire un esempio del superamento di un dualismo che spezza a metà il nostro mondo moderno.

Vista la tua ampia conoscenza della religione druida, che significato hanno per te oggi, i concetti di passato, presente e futuro, che nel Triskelion sono compresenti?

Ritengo che il Triskelion rappresenti l'anima stessa del romanzo, il suo significato ultimo ed il suo messaggio più profondo. Si tratta di un simbolo di armonia, di superamento del contrasto, di ricerca di un continuum temporale in cui nostalgia, rimpianto o rimorso per il passato, così come ansia, paura o illusione verso il futuro si fondono nel tempo presente, vivo e reale. Allo stesso modo anche l'individuo trova una sua unità: mente, anima e corpo così come pensiero, sentimento e azione diventano un tutt'uno, abbandonando il concetto di stigma e di mancata accettazione. Mi sono sempre interessata molto allo studio di forme di spiritualità diverse dalle moderne religioni occidentali e ho trovato un filo conduttore che amo profondamente nella ricerca del senso di unità, di equilibrio e di armonia. Per moltissimi anni ho studiato e vissuto sulla mia pelle la religione dei Nativi Americani (di cui ho scritto nel romanzo All'Ombra della Luna Nuova e Dove il Fiume incontra la Montagna ) e ritengo che il loro concetto di Ruota di Medicina sia estremamente simile a quello del Triskelion. Penso sia straordinario come queste Popolazioni, così vicine alla vita che percorre la Natura, avessero obiettivi e prospettive comuni. Penso sinceramente che dovremmo imparare da loro in questo senso.

Quanto tempo hai dedicato alla stesura di "Triskelion"? Come lo ha accolto il tuo editore?

La stesura di Triskelion è stata come un fiume in piena! In circa due mesi e mezzo netti ho terminato la prima stesura, senza mai lasciare completamente con la mente i miei personaggi che mi seguivano durante le incombenze quotidiane per richiamarmi davanti al computer a raccontare di loro. Ho interrotto la stesura a causa di un evento personale, ovvero la perdita del mio cavallo più anziano, King Patrick, a cui ho dedicato questo romanzo perchè possa restare nel cuore di molti e non solo nel mio. L'editore ha accolto con grande apertura il mio scritto, lasciandomi la possibilità di poterlo limare fino all'ultimo e di scegliere la copertina che pensavo lo rappresentasse meglio. Credo che questo aspetto sia fondamentale poichè si tratta in qualche modo dell'abito di un libro e ne deve rispecchiare l'intenzione e la finalità. A questo proposito voglio ringraziare mio marito Stefano che ha realizzato l'immagine da un punto di vista grafico e tecnico.

Ultima curiosità personale: se non sbaglio il tuo cane si chiama Gwen, come il diminutivo di Lady Guinevere. Non è casuale suppongo, o sbaglio?

Hai ragione! La mia cagnolina (un pastore tedesco di due anni e mezzo) si chiama Gwen proprio in riferimento al diminutivo di Guinevere, la futura regina di Camelot. Si tratta di un personaggio che amo particolarmente e che, pur essendo nato come contraltare di Albray, ha in realtà assunto uno spessore proprio. Profondamente donna ma graziosamente ribelle, umana e regale, saggia e tormentata, Gwen rappresenta un ago della bussola nella vicenda di Albray. La mia cagnolina, a sua volta, è spesso il mio stabilizzatore emotivo!

Non posso che ringraziare Sara per il tempo che mi ha dedicato e l'esaustività con cui ha risposto alle mie domande. Per saperne di più su questo avvincente fantasy vi invito a guardare il video youtube in cui lo ha presentato in diretta domenica scorsa, rispondendo anche ad altre interessanti domande. Il video è sul canale Ad Maiora, nel quale Sara Albanese condivide fantastiche lezioni di lingua e cultura tedesca, inglese e americana. Ve lo linko sotto alla sezione commenti. Buona visione e buone letture!

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