La scommessa "impossibile" del linguaggio: rivelare senza svelare del tutto!

Se è vero quanto scriveva De Maistre, ossia che "ogni degradazione individuale e nazionale si manifesta subito con una degradazione rigorosamente proporzionata al linguaggio", allora dobbiamo ammettere con grande rammarico che viviamo in tempi bui. Del resto l'affermazione del filosofo francese appare inopinabile se pensiamo che il linguaggio è quanto di più rappresentativo della specie umana, è la facoltà che più di ogni altra ci distingue dagli altri animali e che è alla base di tutte le nostre relazioni, delle strutture e della sovrastrutture. Viene allora da chiedersi: cosa possiamo fare per arginare questa crisi, per contrastare questa degradazione dilagante? Esiste una via di uscita da questa impasse? Una possibile e significativa soluzione ci viene suggerita da Marco Balzano nell'introduzione al suo saggio edito da Einaudi e dal perentorio titolo: Le parole sono importanti. Dove nascono e cosa raccontano , nelle librerie dal febbraio scorso.

Marco Balzano, classe 1978, è uno scrittore, ma anche e soprattutto un insegnante liceale (e credo che debba essere un ottimo docente) e quindi a stretto contatto con i giovani studenti, che sui banchi di scuola apprendono non solo contenuti, ma anche e soprattutto, si spera, metodi. Nell'introduzione al suo saggio, che a mio avviso dovrebbe essere letta all'inzio di ogni anno scolastico agli studenti in erba, Balzano invita i lettori a non "subire" passivamente il linguaggio, ma a viverlo attivamente, a considerare le parole per quello che sono, dei "corpi da maneggiare" con cura e cautela, a metterle in controluce per vederne in profondità la filigrana, non accontendandoci della sola scorza esteriore. Sarebbe insito proprio in questo atteggiamento di scarsa attenzione nei confronti delle parole, nel loro utilizzo più superficiale, senza una reale conoscenza e comprensione del loro significato e del loro potenziale, il rischio della banalizzazione e della conseguente degradazione. Ecco allora che l'autore ci consiglia di allenarci ad applicare nel nostro vivere quotidiano il metodo della ricerca etimologica, disciplina empirica e trasversale, strettamente connessa alla filologia e alla linguistica, per apprendere un'abitudine che possa aiutarci a scoprire ed illuminare, oltre che ad organizzare, il nostro personale universo lessicale, quello che più ci appartiene e ci esprime e rappresenta.

Ma la riflessione di Marco Balzano va ancora più in profondità e mette in luce una questione molto importante relativa al linguaggio e alla fascinazione che esso esercita, soprattutto in coloro che tentano di arginarne la crisi, ossia la consapevolezza che in gioco c'è una "scommessa impossibile", come la definisce a ragione, ossia quella di "voler abbracciare una volta per tutte il senso ultimo delle parole e non riuscirci mai", perché la lingua rivela senza mai svelare tutto. Rimane sempre una zona in ombra, che è il riverbero muto, ma allo stesso tempo eloquente, anche se inafferrabile, dell'originario e ancestrale rapporto tra le parole e le cose. In questa inesauribilità di senso e di significato si radica l'essenza della lingua, che è materia viva e in continuo mutamento, che porta con sé stratificazioni di orizzonti semantici che narrano chi siamo stati e chi siamo diventati. Perché comprendere il linguaggio significa darsi l'opportunità di vivacizzarlo e rinfrescarlo iniettando nuova linfa vitale nelle parole, rendendole portavoce di nuove esigenze e mutazioni sociali.

Se conoscere a fondo (per quanto al fondo non si arrivi mai del tutto) il linguaggio, le sue origini, la sua archeologia, contribuisce ad organizzare e individuare quell'universo lessicale che ci rende unici e diversi gli uni dagli altri, possiamo dire che la cernita dei dieci lemmi da analizzare scelti da Balzano, ci parla in fondo di lui, del suo modo di pensare e di agire, dei suoi valori e dei suoi desideri, della sua visione del mondo, che contempla la politica come opera di civilizzazione.

Questo saggio infatti, che vanta oltre alla ricchezza dei contenuti, una scrittura chiara e limpida, una prosa scorrevole ed elegante, si pone un preciso obiettivo, esplicitato dallo stesso autore, ossia contribuire a salvare il linguaggio, a migliorarlo e a valorizzarlo. Ovviamente ognuno dovrebbe dare il suo contributo, infatti Balzano auspica che ciascun lettore continui questo libro con le parole che più ne rispecchiano la sensibilità. Quella relativa al linguaggio è infatti una questione individuale e collettiva al contempo. Questo breve, ma denso volume è un invito a contrastarne la degradazione, a rivedere il nostro modo di approcciarci alle parole, in sostanza a resistere. E non credo sia un caso se la parola che chiude il saggio è proprio Resistenza.

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