I Gerolomini, la Trattoria più pop di Napoli!

Nel mese di luglio sono stata un paio di giorni a Napoli. Era la seconda volta che visitavo la città partenopea e devo confermare il mio amore per le sue stridenti contraddizioni, per la commistione di cultura alta e cultura popolare, per il suo essere tutto e il contrario di tutto. Del resto il suo fascino ha attratto moltissimi artisti dai tempi che furono, ed il poeta più celebre della latinità, Virgilio, si fece seppellire proprio nella bella Partenope, come recita il famoso epitaffio sulla sua tomba al Parco Vergiliano di Piedigrotta: Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc / Parthenope; cecini pascua, rura, duces, ossia Mi ha generato Mantova, il Salento mi rapì la vita, ora Napoli mi conserva, cantai pascoli, camagne e comandanti. Dopo la mia ultima visita però, ho un motivo in più per amare Napoli e che mi ha permesso di scoprire altre curiosità e meraviglie di questa unica e singolare città campana: La Trattoria Pop Napoletana I Gerolomini sita in pieno centro storico, in via dei Tribunali 287.

Avevo adocchiato questo bel ristorantino, ubicato quasi di fronte alla Chiesa di San Filippo Neri, detta più comunemente Chiesa dei Girolamani o dei Gerolomini, come vengono chiamati i seguaci del Santo, già all'ora di pranzo, mentre ci incamminavamo verso San Gregorio Armeno, la celebre via dei Presepi, ricca di botteghe artigiane che sono un tripudio di colori e allegria, e la sera per cena non ho resistito alla tentazione di entrare. Con il buio esterno e le luci accese si notava un interno colorato ed estremamante singolare, quasi un museo d'arte pop. Il personale, gentilissimo e preparato sotto la direzione di Ornella Benvenuto, ci ha fatti accomodare immediatamente ad un tavolo della saletta principale da dove potevo guardare tutto il locale. Non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle pareti perché gli oggetti e i quadri appesi catturavano di continuo la mia attenzione. Si notavano moltissime contraddizioni estremamente coerenti tra loro: eravamo seduti a tavola in una piccola Napoli dentro la grande Napoli, pronti a deliziarci dei sapori e dei profumi della meravigliosa Regione Campania.

E le aspettative non sono state disattese. Il menu ci ha positivamente impressionati: un numero di piatti decisamente perfetto, non troppi, ma nemmeno pochi, con proposte di terra e di mare che rispecchiano la tradizione, ma lievemente rivisitati in chiave personale e pop, confermata dagli impiattamenti e con un ottimo rapporto qualità-prezzo, decisamente accessibile. Vi vorrei consigliare vivamente O' Purpetiell, ossia dei polipetti tenerissimi cotti alla perfezione adagiati su piccole bruschette di pane e arricchiti con sugo di pomodoro, olive, capperi e chips di pane al nero di seppia e lo Spaghetto col fiore, ovvero spaghetti al dente con vongole sgusciate e avvolti da una delicata crema ai fiori di zucca. Mio figlio è impazzito per lo Spaghetto Pop , al dente, cela va sans dire, con doppio pomodoro di piennolo giallo e rosso del Vesuvio, e il mio compagno è stato soddisfattissimo del suo Tonno scottato con fagiolini croccanti alla menta. Per cui complimenti allo chef Giuseppe Giuliano!

Al momento di pagare ho chiesto ad uno dei gestori come era stato progettato il locale e lui, Nino, con grande entusiasmo e orgoglio ci ha raccontato Napoli attraverso gli elementi di arredo. Perché in questo piccolo ristorantino nel centro storico nulla è lasciato al caso! Tutto trasuda amore e riconoscenza verso questa città meravigliosa, ma inafferrabile, che qualcuno ha giustamente definito "femmina nel suo animo complicato". Nino di Costanzo, uno dei soci fondatori del locale insieme a Valerio Begonja, ci ha spiegato per filo e per segno il significato di ogni scelta di arredo, fatta sotto la supervisione della bravissima Marianna Vittorioso, architetto di Mondragone e premiata come miglior designer a Shanghai nel 2006. Il loro progetto è riuscito nell'intento, ossia omaggiare il centro storico in tutta la sua complessità e versatilità, il cuore pulsante di questa città a due passi dal Vesuvio che riesce a fondere armoniosamente fatiscenza e splendore, meraviglia e degrado, sacro e profano, fede e superstizione. E questo amore per la città partenopea si veste di colori e tratti pop nel grande trittico di quadri che si trova sulla parete di destra della sala principale, dove sono fusi in maniera giocosa e per certi versi irriverente, tutti i simboli della napoletanità più verace, dai più religiosi a quelli più pop e superstiziosi, in un meltin pot di sacro e profano: la chiesa dei Gerolomini, da cui il locale prende il nome, i teschi della chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, celebre per il culto delle Anime Pezzentelle, la Madonna con la Pistola di Bansky, ma anche il corno portafortuna, Sofia Loren e la pummarola di chiara ispirazione wahroliana.

Meravigliosa sempre sulla stessa parete l'installazione con i libri che seguono l'andamento ad arco del soffitto, chiaro omaggio alla Biblioteca dei Girolamini, la più antica di Napoli e una delle più famose al mondo, che ho scoperto contenere le prime edizioni di tutte le opere di Gian Battista Vico. E che dire dei quadri raffiguranti i più importanti attori napoletani ispirati alle rappresentazioni religiose dei santi, che ammiccano agli avventori sicuri della protezione di un Pulcinella stilizzato? E l'arte la fa ancora da padrona anche nel richiamo all'opera "Ohhh...Alright..." di Roy Fox Lichtenstein del vecchio telefono a gettoni appeso al muro vicino all'ingresso.

Nella seconda saletta altri dettagli d'arredo ci parlano di Napoli e della sua cultura popolare, nonché dell'anima sui generis di questa piccola, ma splendida trattoria: entrando ci si trova di fronte ad una bellissima e singolare credenza, ottimo esempio di arredo stiloso ottenuto da elementi di riciclo: le ante di questa particolare madia sono infatti ricavate dalle porte laterali e centrali di un ascensore degli Anni Trenta recuperato da un palazzo del Vomero. Non poteva di certo mancare la sirena Partenope, suicidatasi schiantandosi contro gli scogli per la delusione di non essere riuscita a sedurre Ulisse e dal cui corpo dissolto sorse il paesaggio originario che evolvendosi diede vita alla nuova polis Napoli. Sul soffitto, sopra un commovente San Giuseppe col Bambino penzolano le scimmie lampadario della Roymaster e sulla destra spicca, accanto ad un quadro che è un chiaro richiamo al miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro - evento fortemente atteso tre volte l'anno dalla comunità partenopea più religiosa - l'angolo privé, dove gli avventori possono mangiare sotto la protezione di Pulcinella, che li veglia dal grande quadro appeso alla parete e qualcuno può prendere il posto d'onore sulle meravigliose sedie di Fabio Novembre, Him e Her, richiamo ai nostri progenitori Adamo ed Eva.

Perché in questo locale pop napoletano c'è un elemento che fa da filo conduttore a tutto il menu, che è il frutto della tentazione per antonomasia, ossia la mela! La si trova in alcuni piatti ed è proposta come dolce di rappresentanza dal nome fiabesco: La Mela di Biancaneve, ossia un dessert dalla invitante forma di mela glassata che è una esplosione di sapori e dolcezza irresistibile: bavarese al cioccolato bianco, croccante alle mandorle e cuore di crema caramellata. Il richiamo a questo frutto lo ritroviamo nelle toilettes, sulle cui porte l'indicazione di genere è data dalle immagini di Biancaneve e del Principe e al cui interno troviamo delle rappresentazioni di mela con l'ammonimento "Don't eat me!". Io invece vi consiglio vivamente di cadere in tentazione e provare l'esperienza di una cena in questo luogo magico, che sprigiona napoletanità da tutti i pori.

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