Riccardo Maffoni al Teatro Memo Bertolozzi di Manerbio: quando il concerto si fa racconto autobiografico

Sabato 06 aprile ho avuto il piacere di trascorrere un paio d'ore magiche al Teatro Memo Bertolozzi di Manerbio per assistere al concerto di Riccardo Maffoni in onore dei 15 anni dalla pubblicazione del primo album: Storie di chi vince a metà . In un teatro intimo e raccolto in cui non c'era una poltroncina vuota, Riccardo non ha semplicemente tenuto un concerto in acustico, ma ha narrato la genesi di ogni traccia e si è raccontato, ha rivissuto con il pubblico la storia di un ragazzo di 26 anni alle prese con il primo progetto importante, il primo step per realizzare il suo sogno: essere un cantautore.

L’allestimento del palco lasciava già presagire che sarebbe stato un concerto sui generis. A sipario aperto si scorgevano infatti una seggiola, uno sgabello, una chitarra a sei corde ed una a dodici corde e un comodino rosso, in stile etnico, con sopra una bella e grande rosa rossa, che già catapultava i presenti, tutti fan di vecchia data e quindi grandi conoscitori dei testi, tra le storie raccontate in questo bell’album uscito il 13 febbraio del 2004.

Riccardo è entrato in scena poco dopo le 21:15, orario previsto per l’inizio del concerto, con un atteggiamento commosso e riconoscente nei confronti di un pubblico affiatato che lo ha accolto calorosamente. Ha rotto il ghiaccio con Silenzio dei Mammut, accompagnando la sua calda e profonda voce con la sola chitarra a 12 corde, per poi imboccare anche l’armonica a bocca per Se saremo vivi noi.

Prima di suonare il terzo brano in scaletta Riccardo ha speso qualche minuto per raccontare come sia nato questo album, registrato a Milano tra il 2003 e i primi giorni del 2004, in cui sono raccolte 11 tracce che lui ha scritto e arrangiato partendo dalle proprie esperienze di vita, dalle sensazioni provate, dagli stimoli che possono derivare anche da un programma tv in una domenica come tante. Silenzio dei Mammut è una canzone nata proprio dopo la visione di un documentario che mostrava un ricercatore che aveva ritrovato un mammut e ne accarezzava il pelo come se stesse coccolando il proprio animale domestico.

Riccardo si è raccontato, si è spogliato dei propri ricordi e li ha condivisi con i presenti. Ha rievocato la sua adolescenza vissuta a giocare nel campetto comune della zona residenziale in cui viveva da giovane, caratterizzato dalla presenza di un palo della luce sotto il quale era solito sedersi per raccogliere le idee dopo le lunghe giornate trascorse con gli amici. Sua madre, quando lo chiamava per la cena, probabilmente lo vedeva accovacciato sotto quel lampione, in una solitudine ricercata come dimensione di quiete e pace. Questa è una delle immagini più forti e reali che si fissano tra le note di Tempo ignora, il terzo brano proposto in una versione struggente, che lasciava trapelare il dolore causato dall’abbandono da parte della persona amata e la disperata ricerca di un po’ di pace nella "solitudine illuminata da un palo della luce" e la speranza di salvarsi dalla perdizione scrivendo canzoni.

Dopo Tempo ignora è stata la volta di Ultimi eroi , per poi passare ad un duetto con Giovanni Rovati, brillante chitarrista che ha partecipato alla realizzazione dell’album. Insieme hanno suonato Le circostanze di Napoleone , pezzo importante nella carriera artistica di Riccardo, in quanto con questo brano si è aggiudicato la vittoria del Festival di Castrocaro nel 2002.

Di nuovo solo sul palco ha intonato, seduto su uno sgabello e con un microfono panoramico, accompagnato da chitarra non amplificata e armonica, Una grande rossa , brano molto amato dal pubblico che è stato partecipe e che ha cantato a squarciagola il ritornello. Del resto che fosse un brano particolarmente degno di nota lo annunciava già la presenza di quel comodino con la rosa rossa. Sul palco del Teatro Memo Bertolozzi Riccardo si è donato, senza riserve, non solo a livello performativo, ma mostrando anche oggetti personali, un elemento di arredo della sua casa, che è quanto di più intimo ciascuno di noi abbia.

Dopo questo bel momento ha chiamato in scena Nicola Anni, bassista che ha collaborato all’incisione dell' album Storie di chi vince a metà, menerbiese Doc. Con la loro bella intesa hanno dato vita ad una splendida versione live di Mezzanotte e dintorni , un brano non incluso nell’album, ma nato insieme alle altre canzoni che compongono Storie di chi vince a metà e che con la band al completo suonavano spesso durante il tour di promozione del disco.

E poi di nuovo il concerto ha lasciato spazio al racconto, che si è fatto monologo autobiografico e insieme spiegazione della genesi di un disco. Perché per introdurre Viaggio Libero , prima traccia dell’album, Riccardo ha raccontato di come, a 26 anni, con tanta voglia di fare, spaccare il mondo, ma anche grande ingenuità ed inesperienza, non sapesse ancora nulla di cosa significasse produrre un album che poi sarebbe divenuto un prodotto commerciale e in quanto tale doveva rispondere a determinati criteri. La casa discografica, La CGD East West della Warner Music Italia, lamentava l’assenza di un singolo. Riccardo proprio non aveva idea di quale brano proporre ed ecco che allora è arrivato in suo soccorso il discografico Marcello Balestra, portavoce della “vecchia scuola dei talent scout”. Durante un live nel suo paese natio Riccardo interpretò questo pezzo e alla fine del concerto Balestra, che aveva assistito all'esibizione, gli annunciò che finalmente avevano trovato il singolo tanto agognato. Sicuramente Balestra è un uomo che sa fare molto bene il suo lavoro, perché col senno di poi non si può fare a meno di pensare che senza Viaggio Libero , Storie di chi vince a metà non sarebbe stato lo stesso album. Questa traccia infatti dice molto del mestiere del contastorie, della necessità di vivere e vedere molte cose, frequentare i luoghi e le persone più differenti, talvolta i più improbabili, per avere qualcosa di originale da raccontare. E nessuno potrà mettere in discussione il fatto che tra le qualità più riconoscibili di Maffoni c’è una immensa dose di originalità.

E anche la dimensione della solitudine è un suo tratto distintivo, come per il protagonista di Uomo in fuga, decimo pezzo in scaletta, brano scelto dall’Associazione Marco Pantani in quanto espressivo di una condizione di isolamento non solo sociale, ma anche intimo, di un dolore che non si riesce e non si vuole forse condividere, per il timore di non essere capiti e accettati per quel che relamente si è.

Tuttavia durante questa magica serata Riccardo ha spiegato che per lui la solitudine non è necessariamente una condizione passiva o dolorosa, ma può essere anche ricercata, amata, in quanto foriera di pace, di quiete, di raccoglimento intimo, di quella serenità e tranquillità dell’anima che consente la creazione di un arrangiamento, di una strofa o di un intero brano.

Nel suo desiderio di raccontare e raccontarsi Riccardo ha svelato anche come spesso alcune canzoni nascano in un modo e poi cambino forma, assumano un aspetto diverso, vestano nuovi abiti in base al momento. Un esempio di questa metamorfosi di un brano è stato La censura di Lucinda , il pezzo forse più rock’n roll e divertente di Storie di chi vince a metà , che originariamente era nato con un arrangiamento da ballata triste e malinconica. L’idea di cambiargli l’abito è nata in studio di registrazione, quando per la prima volta lo ha fatto ascoltare a Marco Franzoni della Bluefemme Stereorec.

In chiusura Riccardo ha richiamato sul palco Nicola Anni e Giovanni Rovati per eseguire in un affiatato trio Storie di chi vince a metà , la traccia che dà il titolo all’intero album e ne tesse tutti i fili in un’unica e variegata trama. Ed il pubblico ha abbracciato i tre con il calore della propria voce che conosceva a memoria ogni parola del testo. Un pubblico che non avrebbe voluto che questo concerto avesse una fine e ha chiesto ripetutamente il bis.

E Riccardo non ha lesinato e ha regalato ai presenti altre due canzoni, Sole negli occhi , che non ha vinto a metà, ma si è classificata al primo posto di Sanremo Giovani nel 2006, e Tommy è felice , ultima traccia dell’ultimo album autoprodotto da Riccardo insieme a Michele Coratella, Faccia , uscito il 6 aprile del 2018. Tommy è felice è a tutti gli effetti la narrazione della vicenda umana di un uomo che ha vinto a metà ed è stata la canzone perfetta per concludere la serata. (Trovi la mia recensione dell'album qui: FACCIA: TUTTI I VOLTI DI RICCARDO MAFFONI )

Che aggiungere? Questo concerto è stato uno dei più emozionanti e sinceri a cui abbia mai assistito. Lo stesso Riccardo ha scritto in un post su Instagram che questo spettacolo è stato uno dei momenti più belli e intensi della sua vita artistica e non solo. Si è raccontato, si è spogliato dei suoi ricordi, il 41enne di oggi e il 26enne di allora si sono stretti la mano e si sono guardati, riconosciuti e ringraziati vicendevolmente, l’uomo riconoscente al ragazzino di avere creduto in quel sogno e averci messo la faccia in più situazioni, avere affrontato tante difficoltà senza abbattersi e senza mollare, e il ragazzo di allora riconoscente al Riccardo sul palco, uomo maturo e consapevole, per non avere mai tradito il suo sogno.

Grazie Rik, sei un grande uomo!

Ci vediamo sulla strada.

Foto di Angelo Scaroni

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